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Sono Nicole Bellettini, ho 20 anni, studio ingegneria gestionale a Bologna, e questa è stata la mia esperienza.

Ho sempre cercato di mettermi alla prova con nuove opportunità, viaggi e lavori che potessero farmi crescere sia a livello professionale che personale.

Questo è il motivo per cui già dal primo anno di università sono entrata a fare parte di AIESEC, presso il comitato di Bologna.
Essere membro di quest’associazione mi ha dato la possibilità di stare a stretto contatto con studenti e laureandi di tutto il mondo che venivano in Italia con l’intenzione non solo di lasciare un contributo concreto al nostro paese, ma anche di crescere e maturare come persone, relazionandosi con culture ed ideologie nuove.

Ho conosciuto e stretto amicizia con ragazze iraniane in cerca della loro libertà ed emancipazione attraverso questo viaggio; ragazzi dall’America latina che hanno messo da parte i loro risparmi per anni per permettersi questo viaggio che gli permettesse di conoscere “l’altra parte del mondo”; ragazzi e ragazze del Nord Europa che insegnavano inglese nelle nostre scuole e insegnavano agli studenti modi completamente diversi di concepire l’istruzione e lo studio.

E’ stato grazie a loro, alla loro storia ed al loro vissuto qui che ho deciso che anche io volevo vivere questa bellissima esperienza. Volevo vivere in un altro paese e lavorare per migliorarlo e migliorarmi; volevo conoscere nuove persone, confrontandomi con diverse ideologie di pensiero; volevo migliorare e mettere alla prova le mie competenze linguistiche.

I miei obiettivi erano di migliorare il mio inglese e di stabilire una compatibilità pratica con il mio percorso di studi, oltre al fatto di poter lavorare e relazionarmi con un contesto culturale-economico-sociale differente. Così lo scorso anno ho deciso che sarei partita due mesi per l’isola di Mauritius, a Est della costa Africana.

Il progetto a cui presi parte era Evolve Mauritius e aveva lo scopo di creare un team di giovani studenti provenienti da tutto il mondo per poter implementare e sviluppare alcune delle NGO più importanti del paese. Eravamo un team di 8 persone tra i 20 e i 27 anni, 2 maschi e 6 femmine, composta da me, 3 olandesi, una tedesca, un pakistano, un’indiana e una cinese.

Abbiamo lavorato per due diverse NGOs: ANPPCAN e Centre de Solidaritè. Il nostro lavoro era più che altro di back-office: lavoravamo per la parte marketing dell’associazione, per la creazione del sito e la ricerca sponsorassieme alla creazione di eventi.

Siamo riusciti ad organizzare un evento per la prima associazione a cui hanno preso parte 200 persone e che ha dato un contributo economico fondamentale per lo sviluppo della stessa. Mi sono resa conto di cosa voglia dire lavorare in un contesto internazionale dove tutti sono motivati e cercano di dare il 100% di sé stessi per raggiungere degli obiettivi comuni.

La cosa più bella del progetto è stata che oltre a lavorare assieme, noi 8 vivevamo assieme.
Divedere una casa con 8 persone che hanno abitudini, usanze diverse può essere sconvolgente, ma è grazie a questa convivenza che abbiamo trascorso i più bei momenti e alla fine siamo diventati una grande famiglia internazionale.

In questi due mesi abbiamo riso, scherzato e litigato. Ci siamo dovuti adattare ad usanze e abitudini diverse scoprendo tantissime cose nuove sul mondo e su noi stessi. Poter trascorrere lunghi periodi in altri Paesi, lontano da casa e dalle proprie certezze, permette di giungere ad una migliore conoscenza di sé, focalizzandosi su ciò che veramente ci appassiona. A centinaia di migliaia di km da casa ho capito quanto mi affascinasse la diversità fra le varie culture e i limiti di comunicazione tra di esse.

Eravamo un gruppo davvero tanto unito: ogni sera cucinavamo tutti assieme e ogni sera si mangiava il cibo tipico di un paese: dai risotti cinesi, al “roti” indiano, ai pancakes olandesi, alle tagliatelle italiane. La sera dopo cena guardavamo film, giocavamo a giochi di società e tutti i week end uscivamo assieme agli altri 40 ragazzi stranieri degli altri progetti.

Nei giorni liberi AIESEC organizzava un sacco di attività per farci scoprire le meraviglie dell’isola. Così ho visto animali incredibili, ho fatto hiking fino alla cima di alcune montagne godendomi panorami da sogno, sono andata in catamarano, con il paracadute, con i quad, fatto zip lining immersa nella natura.

Non sono la stessa persona. Un’ esperienza del genere ti permette davvero di metterti alla prova, di vincere sfide che ti cambieranno e ti faranno crescere. Osserverai la vita e le altre persone con occhi diversi e ti renderai conto di quanto esperienze come queste ti segnino e restino indelebili. Perché ci sono dei momenti, delle storie e delle persone che non potrai mai dimenticare, che porterai nel tuo cuore per sempre perchè ti hanno reso la persona che sei ora.

E tu cosa stai aspettando? Mettiti in gioco, vai su aiesec.org

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