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Abbiamo tutti cercato di dare il massimo alla Maturità, a volte è servito , a volte meno. C’è chi è stato più soddisfatto e chi meno. La tensione e l’ansia sono state le emozioni più ricorrenti in quel periodo, a partire dalla preparazione. Poi c’erano i fortunati che di preoccupazioni non ne hanno visto nemmeno l’ombra. Almeno fino al giorno dell’orale, lì non si scampa.

Adesso, che sia passato un anno o dieci cosa ti è rimasto di quella maturità? Certo è il primo vero esame di ogni Italiano da almeno due generazioni. E partiamo (o finiamo, se decidiamo di non continuare gli studi) in grande stile. Un “esamone” mix di anni e anni di programmi scolastici che più che altro serve a concludere un percorso di studi a modi di rito di passaggio e a preparare simbolicamente a ciò che verrà dopo.

Però, ricordi e voto esclusi, cosa è rimasto di questa esperienza? Nonostante sia una tappa obbligata del percorso di studi e di conseguenza di quello di crescita, il suo ruolo attivo nel “dopo” è relativo. Perché non c’è un vero insegnamento, un’eredità educativa nell’esame di maturità, se non forse le capacità di lavoro di gruppo che in alcuni casi salva l’esame a qualcuno…

E’ il dopo in sé, è cosa si sceglie di fare e come, è come si vuole investire quella maturità più formale che reale, ciò che davvero conta. E’ come decidiamo di proseguire per completare questo processo di crescita verso la maturità. Forse l’esame più che la conquista della qualità, segna l’inizio. Una piccola piccolissima conquista di una parte di maturità. L’entrata nella fase matura della vita, che poi finirà molto più tardi.

“Sono stato bocciato ad alcune materie agli esami, ma un mio amico li ha passati tutti. Ora lui è un ingegnere della Microsoft e io sono il proprietario della Microsoft” — Bill Gates.

Ma cosa è quindi ciò che ci rende maturi, cosa ci rende frutta perfettamente pronta per cadere dall’albero e finire sulla tavola della società?
Partiamo dal presupposto che questo livello di maturità da alcuni non viene mai raggiunto. Mai, mai nella vita. Per scelta o per condizioni. Ma di modi per avvicinarcisi ce ne sono, il primo fra tutti è imparare, certo i libri sono fonte inesauribile di scienza e conoscenza. Ma l’approccio è per lo più teorico e quindi sta allo studioso poi mettere in pratica, o immaginare di mettere in pratica. Non sarebbe molto meglio vedere la teoria in pratica e imparare in modo empirico ciò che c’è da sapere su ‘’come essere maturi’’ ?

Viaggiare ti permette questo. Imparare dalla pratica. Vedere altre realtà allarga la mente, è una frase fatta, la sentiamo in continuazione. Ma dobbiamo davvero capire che è questo che succede. Il nostro bagaglio di esperienza viene allungato, allargato, deformato e non torna alle sue vecchie dimensioni . Si imparano atteggiamenti e mentalità che messi a confronto con i propri aprono uno spiraglio sulle differenze e sulla molteplicità di realtà e verità che coesistono sulla Terra, tra persone lontane e di riflesso tra persone vicine. Molto più nel pratico: si imparano nuove capacità.

Per questo motivo viaggiare farà la differenza, e partire con lo scopo di conoscere una cultura vuol dire già in partenza aver allargato la propria. Migliaia di ragazzi partono ogni anno con AIESEC alla scoperta di realtà straniere, e tornano a casa con un nuovo mondo da raccontare, ormai non più così lontano. Tu cosa aspetti a partire? Il tuo viaggio inizia QUI.

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