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Mio padre ripete sempre “non più di un’insegnante -riferendosi a mia madre- in famiglia”! Ma sono partita lo stesso, perché avevo bisogno di staccare per un po’ e perché volevo praticare in un modo nuovo le lingue che studio.
La mia vita in Polonia era veloce, intensa e ricca di imprevisti, quindi, a volte,
molto stancante. I polacchi sono super generosi, gentili e disponibili: “il nostro compito è quello di accoglierti come se fossi a casa tua” mi sono sentita spesso dire.
Senza Ania, Ania, Ania, (sì, è un nome comune), Mateusz, Marta e molti altri, probabilmente starei ancora vagando per la stazione degli autobus di Varsavia. Mi hanno aiutata moltissimo. Fin da subito, infatti, si sono presentate tante cose da fare e problemi da risolvere: la tessera ISIC dello studente (un calvario per ottenerla!), l’abbonamento dell’autobus, i soldi da cambiare, l’applicazione delle biciclette pubbliche (gratis per i primi 20 minuti, comodissime!), la spesa, internet e il nuovo numero, le fotocopie per
le lezioni, le feste … un nuovo appartamento!

E poi è arrivato il primo giorno di lezioni: io e i miei due coinquilini,
Marylin, canadese, e Giovanny, messicano, eravamo agitati come un
bambini il primo giorno di scuola. Stavamo insegnando, in aule
universitarie, a gente della nostra stessa età, se non più grande. Per me
è stato difficile soprattutto organizzare delle lezioni coinvolgenti e utili,
anche perché nel nostro appartamento mancava il Wi-fi (oltre alle porte
– ma questo è un dettaglio in più!) All’inizio era un continuo chiedersi
“Perché nessuno parla?” “Cosa faccio se finisco prima la lezione?” “Perché non venuto a lezione?” “Si staranno annoiando?” “Cosa preparo per il gruppo di domani?” “Cosa sanno le persone al livello B1?” “Questo gioco è adatto anche per il mio studente di 43 anni?”. Il trucco per superare questi dubbi è stato confrontarsi tra di noi e con gli studenti; poi l’importante è non
demoralizzarsi, ma buttarsi! E a quanto pare ha funzionato: molte delle ultime lezioni le abbiamo condivise volentieri davanti a
una tazza di caffè, o in pizzeria (per le classi di italiano), visto che la maggior parte degli studenti si iscrive a questi corsi per fare un po’ di conversazione.

Tanti impegni e tanti imprevisti: dopo pochi giorni dal mio arrivo, per una fortunata serie di eventi, mi sono trovata a fare un colloquio di lavoro per una multinazionale polacca, per cui lavoro tuttora come freelance da casa, sviluppando il mercato italiano. Tra la mattina in ufficio e il pomeriggio in università, arrivavo a sera davvero stanca, ma soddisfatta!

Ma la Polonia è stata molto di più: ho visto i bisonti, l’animale da cui la regione prende il nome, ho attraversato la città al centro d’Europa -Sowaka- , ho visitato un “hotel per insetti”, sono stata a una ricostruzione della guerra tra Polonia e URSS –conclusasi con la ricerca delle pallottole disperse a terra!-, ho organizzato un international party, cene italiane, polacche, italiane e polacche, ho provato pierogi (i ravioli tipici) di ogni tipo, ho visto la neve a maggio, ho fatto un tatuaggio indiano, sono stata al mare, ho mangiato torte più alte di me, ho cotto banane alla griglia e salsicce sul fuoco vivo usando un bastone di legno, ho bevuto vodka con il latte, ho partecipato a una parata studentesca, ho passato nove ore su un pullman per tornare da Danzica e altre sette su un treno per andare a Breslavia, ho comprato tredici capi a €3,50 al mercatino dell’usato, ho imparato a togliermi le scarpe prima di entrare in casa, ho festeggiato in piazza quando il Bialystok ha vinto contro le Lega Warsawa, mi sono abituata a dormire senza persiane e a vedere l’alba alle 3,30 di notte e tanto altro: andavo addirittura a correre nel parco di mattina! Ma soprattutto…ho scoperto che insegnare mi piace (sarà genetico?!) e ho praticato tutte le lingue che so, imparando anche un po’ di polacco!
La Polonia è stata una fonte di sorprese, imprevisti, insegnamenti e esperienze e posso quindi dire di essere tornata con un bagaglio molto più ricco dei “soli” 55kg inclusi nel mio volo di ritorno 😉

Do zobaczenia Podlaskie! (…presto!)

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