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Il nostro approccio può fare la differenza nel determinare l’esito delle nostre azioni: soprattutto in un ambito complesso e ricco di variabili come il mercato del lavoro, dove fare buona impressione fin dal primo messaggio su LinkedIn è fondamentale.

Quali sono gli approcci più comuni che possiamo incontrare?

1) La principessa sul pisello

La Principessa parte dalla granitica certezza di essere ampiamente superiore a praticamente qualunque altro professionista sul mercato. Forse questa convinzione le viene da molteplici conferme ricevute dagli headhunters, o dalle sue esperienze passate, dove la Principessa non ha dovuto fare grandi sforzi per trovare una promozione: è probabile che abbia semplicemente seguito il suo capo, o sia stata chiamata direttamente dai già citati headhunters per passare senza sforzo da un lavoro all’altro. Il rischio? Perdere il contatto con la realtà. Potrebbe arrivare il momento in cui sarà costretta a sforzarsi; in cui dovrà dare la caccia a quelle persone che una volta facevano la fila per parlare con lei; o dover essere costretta a ridimensionare il suo stipendio e/o le sue aspettative. Non è pronta per niente di tutto questo, e potrebbe finire col provare un vero e proprio “shock culturale”.

2) L’entusiasta

L’entusiasta inizia con un approccio molto positivo, quasi idealistico: lui è quello che va a caccia di ogni profilo LinkedIn che contenga “HR” nel titolo lavorativo, anche quando questo significa per “Hipster Reborn” invece che “Human Resources”. Fintanto che l’entusiasta riesce a mantenere un certo equilibrio tra l’impazienza e le tendenze allo stalking, questa strategia in realtà può rivelarsi vincente. Una cosa che all’entusiasta richiede un grande sforzo è convertire un approccio al mercato “di massa” in un approccio più su misura: prima di contattare qualcuno, controlla che siano realmente chi cerchi: sono i responsabili delle assunzioni? La loro azienda opera nel tuo campo? Ha senso per loro vedere il tuo profilo?

3) Il fuggitivo

Il fuggitivo è guidato da un urgente bisogno di cambiare: forse la sua azienda si sta riorganizzando ed il suo lavoro è a rischio; forse ha problemi con il suo capo ed andare al lavoro ogni mattina sta diventando un incubo. Il fuggitivo è estremamente dedito alla sua attività di ricerca di un lavoro, passa ore a fare ricerche su internet, a partecipare ad eventi, a rivedere il proprio CV. Purtroppo, anche se piuttosto comprensibilmente, il lavoro è l’argomento principale nella sua testa, e la sua urgenza mentale si palesa in un approccio parecchio diretto. È probabile che ti troverai messo alle strette da un fuggitivo che ti chiederà se per esempio la tua azienda stia assumendo, se hai sentito di qualche azienda che sta assumendo e, se putacaso, sai a chi potrei mandare il mio CV? Ricorda: alla gente di solito non piace sentirsi “pressati”, quindi saranno più inclini ad ascoltarti (e soprattutto a risponderti!) se lasci loro spazio e ti prendi il tempo per pensare a come restituire il favore — a volte anche un solo follow-up è apprezzato.

4) Il “va bene tutto”

All’apparenza il “va bene tutto” è destinato ad un grande successo: è flessibile, si candida per praticamente qualsiasi posto di lavoro, dal “parrucchiere per cani” al “data analyst con esperienza”, in un raggio d’azione che va più o meno dal Guatemala al Kazakhstan. Quello che non capisce è che questo lo rende “sfocato” agli occhi del datore di lavoro, e quindi facilmente dimenticabile. Se non posso capire in 5 secondi come posso utilizzare le tue abilità nella mia azienda, perché dovrei disturbarmi? E se trasferirti a Lisbona per te è uguale che trasferirti a Tromsø, allora cos’è che ti motiva davvero? Più sei focalizzato, più definisci e ridefinisci la tua strategia, più le probabilità di successo sono alte. Usa i tuoi punti di forza, senza fingere di essere qualcun altro.

5) Il “vivo ma vegetale”

La vera domanda quando parli con un “vivo ma vegetale” è: ma lo vuole davvero questo lavoro? A volte sembra che si auto saboti inconsciamente per creare un’opportunità per lamentarsi e sentire che il mondo intero gli è contro. Crea dozzine di barriere mentali e scuse per evitare il confronto con il mercato (forse è consapevole che la risposta del mercato non sarebbe così tanto entusiasta…). Come un mollusco, si ritira nella sua conchiglia per proteggersi. Dal “Non so come fare network” al “sì, ho esperienza nell’industria del cibo ma non nella linea di prodotti per pizza vegani, quindi probabilmente non soddisfo i requisiti”; dal “no, quel lavoro è troppo lontano, così non potrei pranzare a casa”..beh, avete capito il senso, no?

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