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Ho deciso di raccontare la storia della mia esperienza in Egitto per due principali motivi: le persone hanno bisogno di ascoltare di questo fantastico paese, e poi perché quello che ho vissuto lì, mi ha aiutato a superare quello che chiamo “Cosa diavolo dovrei fare della mia vita?”. E molte persone potrebbero trovarsi nella mia stessa situazione, e posso aiutare qualcuno.

Cercherò di spiegare ciò che ho sentito, visto e adesso ne sento la mancanza nei due mesi in cui ho vissuto in Egitto, un Paese che spesso è considerato assolutamente pericoloso per banali motivi.

Ero nel momento “Cosa diavolo dovrei fare della mia vita?” in cui ogni giovane intorno ai 25 anni finisce: studiamo all’università, ci laureiamo, facciamo attività extracurriculari, nel frattempo lavoriamo un po’, e facciamo tutto per arrivare a “il DOPO”. L’unico problema è che quando arriva il cosiddetto “DOPO“, siamo tutti fuori di testa, in preda al panico, persi nello spazio delle opportunità che sembrano essere tutte adatte e impossibili da raggiungere nello stesso momento. Tutti quelli che ti circondano sono migliori e vivono la loro vita al meglio mentre tu ti senti sconfortata e inutile.

Elencherò una lista di fatti che lo dimostrano, e potresti sentirti allo stesso modo, adesso:

1 – Ho conseguito la laurea il 18 dicembre 2018, dopo molti anni di studio in qualcosa che per me non era più interessante (Lingue Orientali); in realtà era un incubo, quindi mi sento finalmente libera, sono arrivata a “il DOPO“.

2 – Ho fatto parte di una straordinaria organizzazione studentesca internazionale che offre ai giovani la possibilità di sviluppare le loro competenze e ampliare il loro network internazionale, organizzando progetti, eventi e gestendo risorse: AIESEC. Ho avuto il privilegio di essere eletta vicepresidente e successivamente presidente di un comitato locale. Ho ricevuto molte opportunità e sfide da vivere e questo ha davvero cambiato la mia vita. Senza questa organizzazione non sarei la persona che sono ora e non avrei le capacità e le opportunità che ho in questo momento. La mia esperienza in AIESEC si è conclusa il 31 gennaio 2019 quando il mandato da presidente locale è giunto al termine, così anche qui sono arrivata a “il DOPO“.

3 – Dopo 4 anni di infinito: esami universitari, progetti, esperienze, cose da fare, persone da incontrare ed eventi da organizzare… Ero consapevole che sarebbe arrivato un momento in cui tutto sarebbe finito allo stesso tempo, e sapevo che sarebbe stata una possibilità che io dessi di matta: non più “to do list” da archiviare, fogli Excel da compilare o riunioni da presenziare/organizzare? Ogni giorno stavo realizzando che “il DOPO” stava arrivando e io ne avevo sempre più paura, più di quando sei un bambino e i tuoi genitori dicono che lo Yeti verrà a mangiarti se non finisci il tuo riso.

4 – Grazie ad AIESEC ho avuto la possibilità di andare in Egitto per una conferenza internazionale nel luglio 2018, a Hurghada; lì ho incontrato molti egiziani del network e mi sono letteralmente innamorata del Paese, che ho visto subito pieno di persone accoglienti, cibo delizioso e paesaggi incredibili.

5 – Volevo partecipare ad un progetto AIESEC nel febbraio 2019, perché credo nei prodotti dell’organizzazione in cui ho lavorato per quasi 3 anni; e anche perché avevo già fatto la mia prima esperienza di volontariato per 6 settimane con AIESEC in Cina nel 2015.

6 – Dopo moltissime riflessioni mi sono resa conto che la cosa più pertinente a ciò che desideravo fosse la mia “professione”, è il Project Management. E ho anche capito che non avevo idea di come farlo, parte del mio “il DOPO“.

7 – Esiste uno specifico progetto AIESEC in cui i giovani, durante gli anni universitari o dopo la laurea, possono lavorare per un massimo di 12 settimane in una start up: questo è Global Entrepreneur. E in molti casi il Project Management è il campo d’azione in cui le persone lavorano.

8 – Per la mia laurea ho chiesto ad amici e parenti di regalarmi solo soldi per permettermi di andare a fare un viaggio da qualche parte. Non volevo ricevere alcun oggetto futile come regalo, ma desideravo ottenere uno strumento per VIVERE qualcosa.

9 – Ho iniziato a mettere insieme tutti questi punti e prima della fine di gennaio ho trovato un progetto ad Alessandria, in Egitto: sono stata scelta, ho acquistato un volo, l’assicurazione, e sono partita per 9 settimane, tutto organizzato in meno di 15 giorni: ho lasciato l’Italia il 7 febbraio 2019.

Così ho scoperto un modo per entrare nel “il DOPO” con delicatezza, ottenendo il momento giusto per pensare al mio futuro e dimostrare le mie capacità in un ambiente di lavoro in un altro Paese.

Da buona Millennial ho iniziato ad usare il mio profilo Instagram e Facebook, pubblicando post e storie, per far sapere agli altri quanto stessi bene e non nel panico per l’inizio del mio “il DOPO“.

Ho pianificato tutto per trascorrere due giorni nella capitale d’Egitto, Il Cairo, prima di giungere ad Alessandria per iniziare il progetto, in modo da partecipare all’evento nazionale in cui i volontari internazionali, che prendono parte ad un progetto AIESEC in Egitto, sono invitati a mostrare le loro culture e parlare dei loro Paesi ad una grande folla di egiziani: il Global Village!

L’evento è stato fantastico e ho incontrato molte persone da tutto il mondo, ho fatto nuove amicizie e mi sono goduta il momento!

Il mio progetto era ad Alessandria, un posto in cui non ero mai andata nella prima volta che ero stata in Egitto. Shaer, un folle ragazzo stupefacente, super divertente e responsabile a modo suo, mi ha dato il benvenuto nella stazione centrale (come accade nei progetti AIESEC), e mi ha portato nella Cittadella di Qaitbay, una bellissima fortezza con una sbalorditiva vista sul mare e sulla città di Alessandria.

Ho scattato molte foto e in un attimo ho pensato che la mia esperienza sarebbe iniziata, non sull’aereo, non nella capitale, non sul treno, ma guardando il mare splendente e il cielo bellissimo ho capito che un nuovo capitolo stava iniziando per me e la mia finestra sull’Egitto era finalmente aperta. La prima parte del mio “il DOPO” non sarebbe stata così male, no?

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