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La prima settimana pensavo di non farcela.

Ero convinto di essere abituato a questo genere di cose, non era la mia prima esperienza di volontariato in un paese straniero, né la prima volta che convivevo con ragazzi e ragazze di diverse nazionalità.

Eppure, appena arrivato nel mio appartamento a Chisinau, Moldavia, alle 5 del mattino, dopo un volo durato il doppio del previsto, ero spaventato.

Spaventato perché non era come lo avevo immaginato: conoscevo bene AIESEC e avevo sentito raccontare molte storie riguardo shock culturale e comfort zone da chi era già partito per un Global Volunteer, ma questa volta era diverso.

Se ripenso adesso alle difficoltà che pensavo di avere, quasi inizio a ridere; mi ero lasciato sorprendere da una lampadina fulminata nel bagno, da una cucina sfornita e da una doccia fredda. Ma la cosa che forse mi lasciava più amareggiato, era che sembravo l’unico a soffrire di questa situazione: tutti i miei coinquilini riuscivano a gestire in maniera innovativa e, a parer mio, geniale le mancanze della nostra casa.

Poi qualcosa cambiò.

Non so dire il momento preciso; forse fu quando ebbi un’influenza intestinale che mi costrinse a letto per due giorni: in quel momento, infatti, pensavo di aver toccato il punto più basso dell’esperienza, che quindi successivamente sarebbe stata in discesa.

Ma ci fu dell’altro. Qualcosa come la mia coinquilina che mi scriveva durante la giornata per sapere come stessi, il mio compagna di stanza turco che, vedendomi infreddolito, mi sistemò un’altra coperta per stare al caldo, o tutte le persone moldave che avevo conosciuto in quel poco tempo di permanenza che mi chiedevano come mai non mi fossi fatto vedere in quei giorni di malattia, anche se li avevo incontrati magari il giorno precedente. Sentivo di essere ormai entrato a far parte di una nuova famiglia da cui non sarebbe stato facile tirarmi fuori.

Capii che per uscire dalla mia comfort zone, dovevo prima superare il mindset che mi impediva di godermi questo progetto: lamentarsi, d’altronde, non ha mai aiutato nessuno.

Da quel momento, infatti, inizia a vivere a pieno quello che questa città aveva da offrire! Trovai delle fantastiche persone al mio fianco, con la mia stessa voglia di crescere, imparare e soprattutto divertirsi. Ogni iniziativa mi avessero proposto, mi avrebbe trovato in accordo! E bastava un’occhiata per intenderci! Insieme ridevamo delle difficoltà che incontravamo sul nostro cammino, come fossimo certi di riuscire, in qualche modo, a trovare una soluzione per ogni cosa.

Ora non vedo l’ora di poter partire di nuovo! Ho molte destinazioni in programma, una nuova famiglia di ragazzi proveniente da tutto il mondo che non aspettano altro che li vada a trovare!

E tu? Cosa ti impedisce di superare i tuoi confini?
Scopri come, su www.aiesec.it/volontariato-internazionale

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