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Dal Libano all’Italia per cambiare la propria vita

“Se qualcuno di noi è in grado di fare la minima differenza, potremmo davvero cambiare le cose in meglio!”

Simone, studentessa proveniente dal Libano, è stata la protagonista di un progetto innovativo e dinamico che tramite l’uso della lingua inglese sviluppa l’importanza della tecnologia per i bambini dai sei ai dodici anni. L’esperienza nella didattica prevedeva l’organizzazione, la pianificazione e l’implementazione di diversi metodi di insegnamento interattivo.

Dal primo giorno sapeva di essere in Italia non in qualità di turista ma con l’obiettivo principale di fare la differenza e regalare un sorriso ai bambini. Ecco le sue parole:

“Ho scelto di andare a Roma perché volevo fare la differenza nella vita di qualcuno, e sentivo che non c’era posto migliore per farlo se non nella bellissima e ricca città di Roma, ho avuto il piacere di insegnare ai bambini la lingua inglese e la tecnologia. Ho imparato un sacco di cose. In primo luogo, ho imparato ad essere indipendente, a comunicare ed essere un leader; in secondo luogo, ho imparato a conoscere la bella cultura italiana e un po’ di italiano. Loro mi hanno insegnato la pazienza, il coraggio e il modo di essere un’insegnante migliore nella vita stessa. Ad essere sincera questa esperienza è stata per me un grande cambiamento di vita. Mi sono resa conto che aiutare gli altri in realtà migliora anche te stesso. Ho imparato che la migliore forma di istruzione è viaggiare e conoscere altre culture e persone. Penso che questa esperienza mi abbia reso consapevole di essere costantemente alla ricerca del meglio per me e per gli altri. Alla fine, possiamo fare la differenza solo quando facciamo la differenza in noi stessi”.

Simone

Dall’Egitto all’Italia per contribuire all’integrazione tra cultura

Ranya, ragazza ventenne proveniente dall’Egitto, ha aderito ad un progetto che promuove lo svolgimento di attività di laboratorio, ricreative e socializzanti in favore dei beneficiari di una cooperativa sociale nel campo della seconda accoglienza di Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) nel comune di San Fele, nella provincia di Potenza. Lei ha saputo subito ambientarsi grazie all’accoglienza riservata dai responsabili dell’associazione e al suo dinamismo, voglia di crescere e di mettersi alla prova.

“Perché San Fele? Volevo conoscere la vera Italia, non volevo andare in qualche città turistica, sono andata lì per insegnare l’inglese ai giovani rifugiati e per aiutarli a comunicare meglio con l’ambiente che li circonda. Ho avuto l’opportunità di condividere pranzo e cena con le altre persone presenti nella struttura e i ragazzi che ci vivevano. Questo viaggio ha cambiato la mia persona in molti modi, ho imparato ad essere più paziente e ad apprezzare quello che ho e che dovrei essere sempre essere parte di rendere il mondo un posto migliore anche se fosse attraverso le cose che sono piccole da diffondere come la gioia tra le persone!”

Anche la responsabile del centro è stata entusiasta del progetto. “Avere persone con storie così diverse ed identità transnazionali è stato una specie di empowerment indiretto: la motivazione ad apprendere e a migliorarsi, il capire che trasferirsi in un altro paese, con tutte le relative difficoltà di integrazione ed inserimento in una nuova cultura, è una traiettoria oggi presente nella vita di molte persone.”

I miei 45 giorni, 4 città, 6 amici e un cugino di 6 nazionalità diverse, vi presento i miei tesori, ognuno di loro ha la propria storia che è incisa nel mio cuore

Ranya

Dal Messico per lasciare il proprio impatto positivo sui bambini

Grande dinamismo, capacità di adattamento, risoluzione dei problemi e forza di volontà contraddistinguono Charlie Lòpez, soprannominato Carlos, ragazzo messicano che ha partecipato ad un grande progetto a fortissimo impatto sulla realtà della città di Roma. Questo prevedeva il supporto all’attività quotidiana della casa-famiglia, che ospita circa dieci ragazzi minorenni, provenienti da diverse parti dell’Europa e dell’Africa.

Carlos ha rappresentato un valore aggiunto per l’associazione in quanto ha garantito continuità allo svolgimento delle attività, creando un ambiente familiare e dinamico. Ecco le sue parole:

“Ho scelto questo progetto per l’obiettivo finale da raggiungere e per portare avanti la mission dell’ONU con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Mi sono sentito abbastanza attratto dalla cultura italiana fin da piccolo. Attraverso il progetto ho aiutato vari ragazzi minorenni che hanno lasciato le loro famiglie e i loro Paesi nella ricerca di migliori condizioni di vita in Italia. Alla fine dell’esperienza è cambiata drasticamente la maniera in cui vedevo la situazione dei rifugiati e tutti i problemi che attraversano mentre ho stretto, allo stesso tempo, amicizie di lunga durata e ho trovato una seconda famiglia in Italia. Una delle migliori esperienze nella mia vita!”

Carlos

Dalla Georgia per sfidare sè stessa

Dando voce alla protagonista di un progetto che favorisce lo scambio culturale e lo sviluppo di competenze attitudinali degli studenti presso un istituto scolastico, scopriamo cosa ha vissuto Mariam, ragazza di 19 anni proveniente dalla Georgia, durante le sei settimane:

“Per me questo progetto ha significato una nuova sfida: mi ha cambiato la vita e sono diventata una persona più indipendente. Durante le sei settimane ho vissuto nella casa di una famiglia molto ospitale e accogliente, ho realizzato delle presentazioni sul mio Paese per gli studenti italiani. Condividevo le tradizioni georgiane, la Georgia è un piccolo Paese ma ha una cultura interessante. Perché ho scelto Perugia? Rappresentava per me un posto molto interessante, multiculturale, dove vivono persone amichevoli e così ho potuto trovare un nuovo mondo. Questa scelta la identifico come una grande esperienza e non la potrò mai dimenticare. Quando i miei amici mi chiedono quali sono stati i periodi migliori della mia vita, sicuramente io rispondo loro raccontando le sei settimane vissute in questa città, con questi ragazzi, con questo ambiente! Consiglio a ragazzi e ragazze di partecipare ad un progetto con AIESEC”.

Mariam

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